Teatro

Desert Films: James Franco e il cinema che affiora nel teatro

Al Teatro Ambra Jovinelli, James Franco rievoca un sogno a occhi aperti: la visione di Strade perdute di David Lynch. Il suo universo di simbologie, incubi e suggestioni riaffiora, questa volta, sul palcoscenico di un teatro per portare in scena il tema del desiderio di fama e approvazione dell’attore.

Una maschera ossessiona un giovane attore (Blaine Kern III). Lo lega a una sedia, lo interroga, o almeno finge di interrogarlo: è un monologo a due, un dialogo impossibile tra vittima e carnefice, tra l’uomo e la sua ombra. La maschera è amletica, perturbante, demoniaca. È il daimon che emerge dalle profondità della coscienza? Una presenza reale o la proiezione di un conflitto interiore? In Desert Films il confine tra sogno e veglia, identità e finzione, sembra continuamente dissolversi.

Una visione familiare, un incontro già intrapreso altrove: è il personaggio di Mystery Man, l’Uomo Misterioso di Strade perdute (Lost Highway) di David Lynch, interpretato nel film da Robert Blake. La maschera che James Franco abita è dunque una rielaborazione teatrale di questa presenza lynchiana. Ma non solo. Va oltre e ricollega la maschera all’attore che le ha dato all’epoca volto. Così lo stesso Robert Blake diventa lo spettro infestante del tumulto interiore di coloro che vivono interpretando per professione qualcun altro.

Le atmosfere vibranti di foschia e mistero dei film di Lynch si affacciano davanti al pubblico come immagini riaffiorate dalla memoria. Una cantante (Elli Papadiamanti) intona l’apertura, accompagnata da Konstantino Diminakis al pianoforte, e la scena si lascia attraversare da una malinconia straniante, quasi ipnotica.

Siamo sopraffatti, ed estasiati, da un accumulo di immagini e ricordi cinematografici: Twin Peaks, Mulholland Drive, Velluto blu, Strade perdute. Frammenti di un immaginario che non si limitano a citare Lynch, ma sembrano evocare la sua stessa materia onirica: quel territorio incerto in cui il reale si incrina e il sogno finisce per insinuarsi nella realtà.


Suggestioni, visioni di un passato cinefilo ed emotivo che si materializza sulla scena. Una tematica emerge predominante: la gelosia. Il bisogno dell’attore di emergere ed essere approvato si delinea nelle parole di James Franco come l’impulso primario che muove questa professione. Una smania di desiderio di piacere che indirizza verso l’orizzonte della fama, vera e propria droga esistenziale dell’attore. Una volta raggiunta, l’astinenza è dolorosa ma inevitabile: il declino e il destino di essere trascurati, dimenticati, sostituiti è inesorabile e diviene una pulsione di morte che aliena da se stessi.

Desert Films è uno spettacolo metateatrale ma anche metacinematografico: una macchina da presa irrompe sulla scena, cattura quello che avviene e lo restituisce, ingigantito, sullo schermo. Un gioco di sdoppiamento e doppia rappresentazione. Come spettatori non vediamo solo ciò che accade, ma ciò che la maschera dell’Uomo Misterioso, che tiene in pugno la macchina da presa, seleziona per noi. Così il cinema diviene una proiezione deformante dell’inconscio collettivo, dal momento che Mystery Man non rappresenta solo l’attore ma probabilmente l’intera umanità.


Ma James Franco osa ulteriormente: il suo Desert Films è anche un thriller, un’azione scenica abbozzata dai due attori – personaggi in scena. Un copione nel copione che ripercorre l’omicidio di Bonnie Lee Bakley, la moglie di Robert Blake, uccisa nel 2001 davanti a un ristorante di Los Angeles. Il giovane attore rapito e legato viene costretto a interpretare Bonnie, mentre Franco, nei panni della misteriosa figura ispirata a Blake, filma la ricostruzione del delitto, riesumando il passato di Blake (il Blake di Desert Films) e interpretandone in una spasmodica e narcisistica autorappresentazione immaginaria i giorni che furono dal proprio esasperato punto di vista.

La scena si trasforma così in un set, il teatro in un film nel film e la macchina da presa in un ulteriore occhio che osserva, registra e manipola ciò che accade. La realtà si fa rappresentazione, la rappresentazione diventa immagine e l’immagine sembra a sua volta reclamare una verità impossibile da afferrare.

Scritto, co-diretto e interpretato da James Franco, Desert Films evoca il cinema nel teatro, giocando con questo connubio di illusioni di diverso tipo ma complementari e aprendo un varco nel passato, reale e immaginato. Un grande momento di spettacolo, tanto sfuggente quanto affascinante. A catalizzare l’attenzione il magnetismo e la fisicità disinibita dello stesso James Franco in questa performance eccentrica e visionaria, capace di distillare in frangenti di sospensione l’aura perturbante della maschera dell’Uomo Misterioso ma anche di attraversarne la febbrile umanità con un’energia inebriante e catalizzante. Un’entità che oltrepassa l’umano abitandolo. Un concentrato di autocelebrazione ed eloquenza persuasiva. Forse l’essenza più profonda, verace e primordiale dell’umanità stessa.

James Franco danza con la vita, abbraccia la morte, respira il sangue per tracciare un dialogo con la nostra parte più fragile e bisognosa di attenzioni. Hollywood e il successo sono lì, a chiamarci. Lui che quel mondo lo conosce bene ne esamina la torbida natura, i conflitti dilanianti, l’urgenza di unicità. Ci ricorda che quel travaglio di ombre e luci al neon dimora nella nostra coscienza sotto forma di aspirazione e desiderio e che potrebbe portarci ovunque se vissuto nell’inconsapevolezza. Così Desert Films non si limita all’omaggio a Lynch o all’esaltazione del noir: mette in scena il perturbante umano, tanto familiare quanto inaccettabile e destabilizzante.

DESERT FILMS
scritto da JAMES FRANCO
regia JAMES FRANCO e PETER GOLD
con JAMES FRANCO e BLAINE KERN III
e con ELLI PAPADIAMANTI (cantante) e KONSTANTINO DIMINAKIS (pianista)

direttrice tecnica NENA JIMENEZ
suono NENA JIMENEZ
luci ALLIE JIMENEZ
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, James Franco & Ashton Ramsey in collaborazione con Theatre 29

Teatro Ambra Jovinelli
Dal 29 settembre al 4 ottobre 2026

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