Teatro

Oltre lo specchio: riconquistarsi in un mondo di apparenze

Torna in scena al Teatrosophia in una nuova versione lo spettacolo distopico di Matteo Fasanella: tra umorismo e dramma Oltre lo specchio smaschera una realtà in cui l’apparenza circuisce l’identità dell’individuo incatenandolo a una prigionia di maschere e rendendolo estraneo a se stesso.

Oltre lo specchio

Dove mi sono confinata?

Volevo… oggi chi sono?

Guardo il mio viso
e riconosco un’estranea.

Dentro lo specchio
perdo il calore di un sorriso,
sospesa in un’immagine a me straniera,
tra crateri d’insicurezza.

Un lago di macerie
si estende, come un’ombra,
sul mio entusiasmo.

Simmetrie strutturano
la mia inadeguatezza.

Autopsia della perfezione.

La felicità… che parola è?

Oltre lo specchio,
il mio respiro che palpita
finalmente.

Oltre lo specchio,
un recondito anelito di libertà.

Le ferite di un cuore ibernato nelle maglie di una ricerca disperata dell’immagine perfetta. Oltre lo specchio di Matteo Fasanella ci consegna una realtà congelata e asfissiante, quella di un perfezionismo esasperato, intimamente connesso all’ossessione estetica. Marco, Chiara e Giulia lavorano in un’importante agenzia di marketing: vendere la bellezza come sistema di vita è una prassi. E proprio secondo i dettami di questo sistema sono scandite le loro esistenze, governate da Specchio, un impianto di intelligenza artificiale che regola ogni loro attività e misura in stelle il livello di adeguatezza ai criteri estetici stabiliti. Efficienza e produttività, perfezione e promozione: questa è la loro vita. L’algoritmo non sbaglia mai e va sempre assecondato. Ma cosa accadrebbe se fosse proprio Specchio, per qualche misteriosa ragione, ad andare in apparente cortocircuito e a ricordare a Marco, Chiara e Giulia chi sono davvero?

Oltre lo specchio, istruzioni per tornare al proprio sé. Dopo il successo della scorsa stagione, torna al Teatrosophia questo spettacolo distopico e provocatorio, esilarante e introspettivo. In scena Lorenzo Martinelli, Carmelita Luciani, Nunzia Ambrosio e Antonio Buonocunto denunciano l’imperativo dell’apparenza, calandosi in una storia tanto visionaria quanto inquietante per le evidenti influenze del presente che confluiscono nella drammaturgia.

Inevitabilmente risuona l’eco di Black Mirror, soprattutto dell’episodio Nosedive: anche qui un numero finiva per sostituirsi all’identità, trasformando il giudizio in una forma di sorveglianza, l’inadeguatezza nel richiamo di un castigo, la non idoneità in penalizzazione. Ma Fasanella spinge quella logica oltre, fino a fare dell’immagine stessa un criterio di esistenza. Specchio non dice soltanto quanto valiamo agli occhi degli altri: ci insegna quanto dovremmo valere ai nostri.

L’archetipo di Narciso diviene così la struttura portante di una società che ha fatto dell’immagine il proprio principio regolatore. Ma, rispetto al mito, in Oltre lo specchio il giudizio non nasce dall’individuo stesso: è esterno, codificato e affidato a una macchina che finisce per sostituirsi alla coscienza umana. Non è più Narciso a perdersi volontariamente nel proprio riflesso, ma una società a stabilire quale riflesso debba essere desiderato.

In questa tensione tra identità e immagine risuona anche Il ritratto di Dorian Gray: come nel romanzo di Oscar Wilde, la bellezza diviene una condizione da preservare e l’immagine finisce per assumere un potere sproporzionato rispetto alla persona. Ma là dove Dorian affida involontariamente al ritratto la possibilità di conservare la propria giovinezza, i personaggi di Fasanella affidano a Specchio la definizione della propria adeguatezza. Il ritratto diventa algoritmo, lo sguardo su di sé diventa sorveglianza e la ricerca della perfezione si trasforma in una forma di prigionia.

Un punteggio restrittivo, che vincola l’anima all’apparenza. La mania dell’efficienza e della bellezza estetica. Quando l’oggetto del desiderio diventa la nostra stessa immagine, e la sua perfezione viene inseguita secondo criteri dettati dall’esterno, l’Io più intimo si frantuma. La forma, assolutizzata, finisce per sovrastare il contenuto interiore, fino a produrre il paradosso più doloroso: guardarsi allo specchio e non riconoscersi più.

La comicità si amalgama al dramma e Oltre lo specchio, inizialmente esilarante, conduce lentamente lo spettatore alla scoperta dei suoi personaggi, permettendo a ogni interprete di confrontarsi con la vulnerabilità umana. Lorenzo Martinelli è quello maggiormente caricaturale, ma a un certo punto la comicità lascia spazio all’introspezione e la farsa alla delicatezza di uno sguardo maturo sull’umanità.

Carmelita Luciani e Nunzia Ambrosio portano in scena la tensione dei propri personaggi, protesi in uno sforzo estremo per non scendere mai al di sotto dello standard loro imposto, per non divergere dall’immagine che gli altri si aspettano da loro. Le loro interpretazioni giocano con una sensualità controllata ma autentica; è soprattutto la sofferenza ad animarne lo sguardo nei momenti in cui la verità del cuore riesce a emergere, contrapponendosi all’automatismo di gesti e parole di una quotidianità sempre più macchinosa e innaturale.

All’esuberanza e alla frenesia di questi personaggi si contrappongono la calma misteriosa e il silenzio loquace di Antonio Buonocunto, che sembra scrutare con attenzione la realtà circostante e catturarne l’essenza: prima attraverso slogan fugaci ma pregnanti, poi attraverso una rivelazione finale che incrina irrimediabilmente la stabilità delle illusioni in cui gli esseri umani si sono rifugiati.

Manipolazione, tecnologia, controllo. Un sistema che sfrutta l’ansia di piacere per direzionare le vite umane e possederne le traiettorie. Si delinea un’opposizione tra due sguardi: l’occhio che inquadra la nostra esteriorità e quello che fotografa il dentro emotivo. Questo gioco di prospettive anima lo spettacolo e lo induce a trascinarci in una psicoanalisi collettiva, in un movimento di specchi e rappresentazioni che sfocia nel filosofico. La felicità… che parola è? Ci appartiene?

OLTRE LO SPECCHIO

Teatrosophia: 6, 7, 8 e 9 ottobre ore 21:00
10 e 11 ottobre ore 18:00

di Matteo Fasanella
Collaborazione drammaturgica: Compagnia Australe, Noemi Miranda, Federico Dioguardi
con: Nunzia Ambrosio, Antonio Buonocunto, Carmelita Luciani, Lorenzo Martinelli
Regia: Matteo Fasanella
Una Produzione Australe Studio

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