La nuova stagione del Teatro Vascello assolve allo scopo di contenere il caos e ritrovare uno spazio condiviso in cui osservare e affrontare l’ignoto.
Viviamo in un tempo di cambiamenti bruschi, radicali e irreversibili che mettono a dura prova l’identità umana. Dai grandi classici alle opere più contemporanee, il Teatro Vascello adotta come leitmotiv della stagione teatrale 2026 – 2027 la volontà di contenere il caos attraverso il rito del teatro. Manuela Kustermann, a cui è affidata la direzione artistica, a proposito dichiara: “Prima dei sistemi filosofici, prima delle religioni codificate, prima della psicanalisi, c’era il rito: un luogo circoscritto, un tempo separato, una comunità riunita. La catarsi aristotelica non era evasione, era metabolismo collettivo”.

Ci avverte delle difficolta che ricorrono in questo tempo di solitudini plurali e della necessità di preservare questo spazio di comprensione e ascolto: “Se il Teatro smette di contenere il Kaos, non scompare il Teatro, scompare un’umanità capace ancora di guardarsi“. Mentre incombe il trans-umanesimo e si fortifica giorno dopo giorno la potenza dell’intelligenza artificiale, il teatro ci offre un luogo sicuro in cui poter fare esperienza dell’assurdo e immergerci nell’oceano dell’instabilità con consapevolezza e cognizione di causa. Il fremito della vita con tutte le sue contraddizioni e conflittualità attraversa questa stagione intensa e straordinaria del teatro Vascello e i suoi 39 spettacoli.
Ad aprire il 15-16 settembre è Glass with Silence, un viaggio straordinario nell’universo coreografico di Lucinda Childs ispirato alle celebri Études di Philip Glass. La danza non elimina il caos, al contrario lo attraversa e gli dà una forma palpabile e visibile. Pertanto è l’emblema del concetto di Contenere il caos, così come lo è il secondo appuntamento della stagione, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde per la regia di Fabio Condemi, un’indagine sul male che non fa sconti e segue il ritmo frammentario e confuso di un incubo sul doppio e sull’ambiguità della natura umana.
Seguono appuntamenti più sperimentali e altri più tradizionali e incontri tra innovazione e classicità, come Tragudia Il canto di Edipo, liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito che Alessandro Serra sceglie di mettere in scena in grecanico per restituirne il piano di trascendenza e musicalità. Debutta la nuova regia di Elio De Capitani: L’orologio americano di Arthur Miller, pensato “tra Brecht e Fellini, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali”, come scrive De Capitani stesso nelle note di regia.
Prosegue la collaborazione con Romaeuropa Festival, giunta alla sua 41esima edizione. Numerosi gli spettacoli corealizzati, fra cui Il giorno della civetta – Lettura Concerto, con le musiche e la direzione artistica di Paolo Vivaldi, La medium di e con Marta Cuscunà, ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy, Starman, la vera storia di Leon Skum, di e con Pietro Giannini, Il prodigio, adattamento del romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi per la regia di Giacomo Bisordi e tanti altri.
Muta Imago porta in scena con la regia di Claudia Sorace Il viale del tramonto, ispirato al celebre film e interpretato da Iaia Forte, Massimo Verdastro e Giovanni Onorato. Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un potente dittico affidato all’interpretazione di Renato Carpentieri. Vinicio Marchioni è Riccardo III nell’adattamento di Antonio Latella e Federico Bellini dell’opera shakespeariana.

Una stagione che ci invita ad affrontare tabù e zone d’ombra, che non distoglie lo sguardo dall’umano e ricerca una profondità abissale e catartica. Il teatro ci riporta alla vita. Le sue maschere rivelano, ogni scena è la tappa di un viaggio umano condensato in poche ore eppure completo. La stagione 2026-2027 del Teatro Vascello (qui la trovate nella sua completezza) ci esorta a non avere paura di affrontare il mistero dell’esistenza e a vivere la nostra umanità con pienezza, senza temere crepe e ferite. Trovare la forza di osservare l’ignoto: il teatro mette in scena il circo della vita per sperimentare una nuova consapevolezza, quella stessa che rischiamo di perdere affidando tutto alla tecnologia. Fare teatro è un monito di speranza in giorni incerti e oscuri.
In copertina foto Riccardo III, ph Gianluca Pantaleo



