Spielberg e la rivelazione: la verità e la nostalgia come fondamento per un profondo rinnovamento
L’alieno. Nessuno sa raccontarlo come Spielberg: con lui diventa al contempo estraneità e familiarità, alterità e casa. Disclosure Day è un film sul nostro rapporto con le altre forme di vita, certamente, ma è anche uno dei più toccanti e potenti sull’umanità, osservata tanto nella sua effettiva natura quanto in quella potenziale o ambita. Un umanesimo che trova il suo fondamento nell’incontro con il diverso, il non umano.

Empatia. Dovrebbe definirci e invece sfruttiamo il potere per dominare e controllare, se è utile ai nostri scopi anche seviziare. Così Spielberg ricerca questa qualità primaria nell’alterità aliena e il rapporto con l’extraterrestre diventa riflesso del rapporto con tutto il Creato, di cui abbiamo perso il titolo di custodi dell’universo. Si parla anche di Dio in Disclosure Day, del rapporto tra la teologia e l’ipotetica scoperta di una vita aliena.
In generale il film esamina le reazioni umane che suscita lo svelamento di una verità: c’è chi tenta di offuscarla per interessi personali o semplicemente per la convinzione che l’umanità non sia pronta; chi fiducioso negli altri lotta per farla emergere, mettendo anche a rischio la vita; chi teme possa allontanare da Dio o destabilizzare troppo i valori del presente e vive nell’incertezza di cosa fare; chi la dovrà effettivamente accogliere, accettando una rivoluzione totale di tutti i principi che avevano finora regolato le proprie idee e abitudini.
Il giorno della rivelazione: un epilogo epifanico. Per i personaggi, ma anche per lo spettatore, che si sente coinvolto in qualcosa di straordinario che lo chiama a confrontarsi con la propria coscienza. Attraverso una regia dinamica e classica, tra thriller adrenalinico e fantascienza, prendiamo parte a un viaggio di iniziazione che ha la potenzialità di smuovere qualcosa di profondo. L’extraterrestre è un deus ex machina tanto straniero quanto familiare, accogliente e fragile, sapiente e indifeso. Torna E.T., torna quella promessa che Spielberg ci ha donato anni fa. Il dialogo con l’alieno diventa il presupposto essenziale per tornare a quello con noi stessi.
All’origine del trauma per riscoprirsi e rinascere. Non si può andare avanti senza fare un passo indietro. La nostalgia diventa il fulcro di Disclosure Day, ma senza chiudersi in sé stessa. Conquistare il futuro solo inseguendo il futuro stesso è un’idea ingenua. Bisogna tornare all’infanzia, ai momenti che hanno determinato il nostro essere. Così l’alieno non si impone come un estraneo ma il contrario, ci riporta a noi stessi, all’identità smarrita negli anni, dimenticata.
La nostalgia come rinnovamento. L’estetica della modernità, tecnologica e avanzata, incontra quella anni ’80. A un tratto sembra di ritrovarsi nelle mura di E.T. l’extra-terrestre: un déjà-vu inaspettato, un tuffo nelle periferie americane, nelle camere vissute, nei legni caldi, nelle cucine a vista. La palette cromatica degli interni di E.T. ritorna nella sua completezza, con il giallo ambrato, l’arancione morbido, i marroni e il beige. La dimensione della nostalgia. Spielberg la materializza nel modello di una costruzione anni ’70 – ’80 e ne fa il battito pulsante di un futuro scandito dai colori artificiali dell’acciaio e del vetro, da luci a led e minimalismo moderno.
Come in psicologia, bisogna andare a ritroso per intraprendere un nuovo inizio e la magia di questo film è farti per qualche attimo sperare che sia davvero un punto di svolta per l’umanità. Ti senti catturato in qualcosa di vero, sai che è finzione ma il sogno di Spielberg ti contagia, la sua visione plasma la necessità di un cambiamento epocale, chiama a sé la tua esigenza di vedere un nuovo mondo. L’unica salvezza è un nuovo sentire, un nuovo modo di ascoltare e percepire.
La potenza degli alieni di Disclosure Day è nell’affermarsi non come potenza esterna imposta, ma come proiezione dei nostri desideri e bisogni più nascosti. Un evento traumatico attraverso cui si riscopre il passato per riappropriarsi del futuro e dipingerlo di nuova speranza.

La verità. Tradita, celata, martoriata. Spielberg ci invita a non averne paura. Cercarla e accoglierla è un dovere, il primo passo verso un futuro che faccia ammenda. L’abuso del potere, la corruzione, la sopraffazione possono terminare? Il cinema di Spielberg qui si fa politico e di un’attualità quasi brutale. Attraverso la finzione riconsegna la verità al popolo e destituisce l’egemonia dell’inganno.




