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Requiem(s): lutto e ritualità nella danza di Preljocaj

In scena il 10 e 11 luglio al Teatro Ostia Antica Festival – Il Senso del Passato il mistero della morte e la sacralità del lutto riletti dallo sguardo del coreografo Angelin Preljocaj

La caducità della vita si infrange sui corpi mortali, una collettività spiazzata dall’avvento epifanico della morte. L’assenza tormenta, rivela. Nella frenesia del pulsare carnale il vuoto di corpi a terra che cadono all’unisono e senza preavviso lascia esterrefatti. Una drammaturgia della finitudine umana si incastra a una ritualità del sacro che affiora dalla sconcertante consapevolezza che l’essere umano sia morte in potenza.

Requiem(s) ©Yang Wang


Dal Diario del lutto di Roland Barthes: “16 novembre (1977). Ora, ovunque, per strada, al caffè, vedo ogni individuo sotto la specie del colui-che-deve-morire, ineluttabilmente, cioè precisamente del mortale. – E con non minore evidenza, li vedo come coloro-che-non-lo-sanno“.

Il brusco contatto con la morte rivela l’impotenza umana di fronte ai meccanismi essenziali della vita. Una danza che racconta la riscoperta di cosa significhi essere umani a partire dal gesto di cura e accudimento nei confronti del defunto. La memoria si trasforma in un rituale collettivo.

Si susseguono in un flusso corroborante quadri scenici danzati, andando a comporre un viaggio allegorico che attraversa un meticciato musicale ampio e difforme, valicante tanto le distese musicali mozartiane e le sonorità di Ligeti quanto le distorsioni metal dei System of a Down. Un affresco corale in cui nessun ballerino emerge, prediligendo un’uniformità visiva e qualitativa che ben si addice al desiderio di raccontare l’universalità omologante della morte e la tensione alla spiritualità condivisa da tutta l’umanità.

19 ballerini. Architetture di corpi che si amalgamano e scompongono in geometrie e masse in continua evoluzione. Duetti frammentano la pluralità di questo incedere verso l’oltre vita. Fondamentale nella tecnica di Preljocaj il lavoro a terra, qui epicentro di un equilibrismo emotivo tra cielo e abisso, irradiamento di un’energia viscerale e sanguigna alla base del nostro rapporto con il trascendente.


Movimenti fluidi scandiscono la sincronia di una preghiera laica che vibra e freme di eternità. Sacro e terreno, lirico e concitato sfumano l’uno nell’altro in un dinamismo di anime che si contraggono e dibattono in una danza prima composta e armoniosa poi sfrenata e dionisiaca. Ciclicità e ripetitività. Ritmi martellanti e ossessivi, poi distesi e riposanti. Stoccate di energia e velocità, poi lentezza e armonia.

Requiem(s) © Yang Wang


Da Barthes alla sociologia di Durkheim, dal pensiero di Deleuze a Primo Levi, passando per la gioia tragica di Nietzsche. Il lutto che unisce, il lutto che illumina i ricordi di vita e nostalgia. Il dolore privato si trasforma in rito universale e il corpo danzante proietta su di sé la ricerca di un senso che perfora il confine tra visibile e invisibile. Tra le macerie della memoria prosegue la vita. Tra le ceneri della mortalità tutto va avanti.

REQUIEM(S)

Teatro romano di Ostia
10 – 11 luglio 2026
creazione 2024 per 19 ballerini
coreografia Angelin Preljocaj
musica G. Ligeti, W. A. Mozart, System of a Down, J-S. Bach, H. Guonadottir, Chants médiévaux (anonymes), O. Messiaen,
G. F Haas, J. Jóhannsson, 79D
interpreti Angie Armand, Teresa Abreu, Lucile Boulay,
Liam Bourbon Simeonov, Elliot Bussinet,
Araceli Caro Regalon, Leonardo Cremaschi,
Mirea Delogu, Lucia Deville, Chloé Fagot,
Mar Gomez Ballester, Lucas Hessel,
Erwan Jean-Pouvreau, Arturo Lamolda,
Ygraine Miller-Zahnke, Ayla Pidoux,
Max Pelillo, Owen Steutelings, Micol Taiana

design luci Éric Soyer
costumi Eleonora Peronetti
video Nicolas Clauss
scenografia Adrien Chalgard
coreologia Dany Lévêque
direttore tecnico Guillaume Rouan
direttore di produzione e capo fonico Martin Lecarme
datore luci Jean-Bas Nehr
responsabile video Fabrice Duhamel
direttore di scena Juliette Corazza, Rémy Leblond
Capo sarta / responsabile costumi: Nina Langhammer
assistente, Vice Direttore Artistico Youri Aharon Van den Bosch
assistente alle prove Cécile Médour

foto: © Yang Wang

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