Shakespeare, Mendelssohn, Balanchine: Sogno di una notte di mezza estate, il sortilegio magnetico al Teatro dell’Opera di Roma
“Il piccolo dramma sembra nato da un sorriso, tanto è delicato, sottile, aereo: tutto è lieve e grazioso anche l’inquadramento del sogno, la celebrazione delle nozze di Teseo e Ippolita e la recita degli artigiani filodrammatici, che non sono già ridicoli semplicemente, nella loro goffezza, ma fanciulleschi ed ingenui, e suscitano una sorta di intenerimento gaio: anche per esse non si ride, si sorride”.
Benedetto Croce
Il mondo di una fiaba si disvela con una delicatezza straordinaria invitando lo spettatore con l’Ouverture di Felix Mendelssohn-Bartholdy ad accogliere l’invito per varcare un sogno soave e agitato, dove sperimentare il trambusto della metamorfosi e il il caos delle emozioni, ma senza farsi male veramente, vivendo l’apoteosi dell’assurdo per poi vedere ripristinato un ordine armonioso e rassicurante. Un viale ci conduce negli intrigati boschi di Sogno di una notte di mezza estate grazie alle scene di Gianluca Falaschi, autore anche dei costumi. Prima il bianco e nero, poi esplode il colore. Un affresco di eleganza e leggerezza, la danza di George Balanchine, rigorosa e musicale, un’estensione verso l’Assoluto e il divino.

Due atti: uno nella foresta. l’altro a corte. Il primo narrativo, il secondo un divertissement puramente virtuosistico. Il Teatro dell’Opera di Roma porta in scena con la direzione musicale di Karen Durgaryan il mondo fatato di William Shakespeare. La musica di Mendelssohn fu composta in due tempi separati: in un primo momento l’Ouverture e solo diciassette anni più tardi, nel 1843, le musiche di scena. La coreografia di Balanchine è ripresa da Sandra Jennings e Darla Hoover, entrambe figure di spicco del New York City Ballet e del George Balanchine Trust.
La danza neoclassica dipinge un flusso musicale di movimenti che si sospendono in frangenti visivi scultorei e geometrici, costruendo un’architettura dello spazio che si concilia a una fluidità vivace e ritmica. Il grande lavoro sulla velocità e la precisione dei movimenti mette in risalto l’enfasi sulla musicalità che scioglie la rigidità della tradizione classica e incorpora dinamiche e tecniche di quella moderna senza rinunciare a solennità e austerità. La pantomima crea nel primo atto momenti descrittivi di comicità ma senza appesantire o rompere la morbidezza della tecnica Balanchine.
Oberon (Mattia Tortora nella replica del 12 giugno a cui abbiamo assistito) rappresenta un tripudio di virtuosismo neoclassico con i suoi salti e i movimenti rapidi e agili, nonché l’imperiosità regale. Il Puck di Simone Agrò infiamma il palco con le sue entrate e uscite spettacolari e con una tecnica che richiede grande rapidità di movimento e una mimica eccellente. Scattante e agile, porta con sé assurdità e incastri surreali nel mondo umano, scompiglio in quello apollineo di Oberon e Titania, la cui danza trova la propria summa nello slancio degli arabesque verso l’oltre, nella tensione allo spirituale.

Dopo che come un direttore d’orchestra del caos Puck ha messo in subbuglio il reame fatato torna l’armonia iniziale alla fine del primo atto. Il secondo si apre sugli interni della corte di Teseo per sfumare sulla fine nella foresta magica, grazie al cambio a vista delle scene. L’irrompere della natura nell’umano congeda l’ordine e la rigidità del potere patriarcale a favore della libertà delle emozioni e della fantasia. I costumi di Falaschi contribuiscono significativamente a materializzare l’essenza impalpabile dei sogni e della loro leggerezza. Sviluppano una delicatezza fuori dal tempo che estrapola la linfa vitale dei personaggi del bosco fatato e la fanciullesca innocenza dei personaggi.
Folletto
“Se quest’ombre v’han noiato,
dite (e tutto è rimediato)
che, in un sonno pien di larve,
tal visione qui v’apparve.
E del tema ozioso e frale,
che non più d’un sogno vale,
niun, signori, ci riprenda.
Noi farem, scusati, ammenda:
se scampiamo indegnamente
dalla lingua del serpente,
giuro, da folletto onesto,
che faremo ammenda presto;
o a me dite villania.
Buona notte, compagnia“.
(William Shakespeare)
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
Musica di Felix Mendelssohn Bartholdy
Durata: Atto I 70′ – Intervallo 25′ – Atto II 35′
dal 9 al14 giugno, Teatro Costanzi – Direttore Karen Durgaryan – Coreografia George Balanchine © The George Balanchine Trust – Maestro del Coro Ciro Visco- Coreografia ripresa da Sandra Jennings, Darla Hoover – Scene e costumi Gianluca Falaschi – Luci Valerio Tiberi – Voci soliste Jessica Ricci* Maria Elena Pepi* – *Dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
PERSONAGGI INTERPRETI: Puck Gabriele Consoli 7, 9, 10, 13 ore 15 / Simone Agrò 11, 12, 13 ore 20, 14
Oberon
Mattia Tortora 7, 9, 10, 11, 12, 13 ore 15, / Gabriele Consoli 13 ore 20, 14
Titania Marianna Suriano
Cavaliere di Titania
Michele Satriano 7, 9, 10, 12, 13 ore 20, 14 / Claudio Cocino 11, 13 ore 15
Bottom
Antonello Mastrangelo 7, 9, 10, 12, 13 ore 20, 14 / Mike Derrua 11, 13 ore 15
Teseo
Giacomo Castellana 7, 9, 10, 11, 12, 13 ore 15 / Mattia Tortora 13 ore 20, 14
Elena
Alessandra Amato
Demetrio
Valerio Marisca 7, 9, 10, 11, 12, 13 ore 15 / Giacomo Castellana 13 ore 20, 14
Ermia
Marta Marigliani
Lisandro
Walter Maimone
Ippolita
Federica Azzone
Divertissement
Sara Loro 7, 11, 12, 13, 14 / Sae Eun Park 9, 10
Claudio Cocino 7, 9, 10, 12, 13 ore 20, 14 / Michele Satriano 11, 13 ore 15
Orchestra, Coro, Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Foto: Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma




