Teatro

GHENOS – il peso del sangue tra smarrimento e prigionia

Sul prestigioso palco del Teatro Quirino, una giovane compagnia porta in scena GHENOS, il ritratto decadente di un declino generazionale segnato dalla maledizione della stirpe.

Il ciclo degli Atridi si trasforma al Teatro Quirino in una macabra commemorazione funebre. Banchettando, tra un organo e l’altro, tra sangue e rito, emerge tutta la frustrazione di una generazione mutilata del proprio sogno di svincolarsi dalla morsa di una stirpe segnata dalla ferocia della violenza. La discendenza è un fardello insostenibile in Ghenos – L’Eredità dei padri, un tramandarsi di colpe, disperazione e follia.


Un cuore pulsa e scandisce l’incubo di una generazione allo sbando, segnata dagli strascichi di brutalità di una famiglia logorante. Il banchetto diventa una scena del crimine diretta da camerieri dalle fattezze di un’unità operativa dei RIS. Tic Toc. Sprofondiamo in un ritmo regolare e martellante di striature venose pulsanti di rabbia, sofferenza, paura, senso di inadeguatezza.

Oreste, Elettra, Crisotemi e il fantasma di Ifigenia. Un girone dell’inferno dantesco, una prigione sospesa tra caducità umana e immortalità del sangue e della colpa. Un urlo disperato, lo strazio della gioventù, costretta a trascinarsi il giogo delle scelte genitoriali. La drammaturgia di Joyce Conte riscrive il mito degli Atridi con intensità e una ferocia mossa dall’urgenza di una generazione a cui è stato consegnato un mondo alla deriva e che oggi deve ereditare gli errori e i problemi paterni.

Uno spettacolo di bruciante contemporaneità che scompone in portate truculente un malessere alienante. Un legame fisico e mentale che ingabbia e distrugge la capacità di autodeterminarsi. L’egemonia di una società patriarcale che antepone la forza alla pace. L’allusione alla genesi di traumi profondi e incurabili che si fanno sempre più acuti e la dinastia come malattia da cui svincolarsi.

Il tramonto del mito del padre, di quell’universo ordinato in cui le gesta paterne sono idealizzate. Oreste, Elettra, Crisotemi e Ifigenia sono chiamati a prendere consapevolezza della sua natura fallibile. Presente anche il conflitto con la madre, Clitemnestra. Da una parte Elettra e il suo odio feroce, dall’altra la dipendenza di Oreste. Qualcuno bussa ma nessuno apre, nessuno vuole sapere, vedere. Un rifiuto del cambiamento, una passività che potrebbe denotare l’incapacità di uscire da questo labirinto interiore di terrore, abitato da fantasmi e insicurezze.

Il testimone passa alla nuova generazione, ma sarà in grado di governare in libertà e secondo giustizia? Si possono cicatrizzare quelle ferite che continuano a sanguinare? C’è inoltre da sfuggire alla manipolazione di coloro che non vogliono rinunciare al controllo, ma il vero problema è la debolezza della propria autorappresentazione, flebile, deformata.

Il cast di Ghenos è più che convincente e riesce a dare volto e voce alla frammentarietà generazionale, incarnandone le molteplici sfumature: il furore di una ribellione che non riesce tuttavia a liberarsi dalla stretta paterna e dall’immagine eroica inculcata in anni e anni di vicinanza; l’obbedienza e il rispetto assidui; la consapevolezza del tradimento e della fallibilità genitoriale; il desiderio di distanziarsi nelle scelte e negli ideali per poi ritrovarsi soggiogati dalla stessa violenta follia, come se il germe della guerra e dell’arroganza avesse contagiato la delicata anima troppo incline a spezzarsi e perdersi nel nulla di un’identità inconsistente, martoriata e annichilita da anni di abusi di potere. Cosa resta dunque alle nuove generazioni? Un monito a non mollare, a non cadere nell’abisso.

La regia di Joyce Conte orchestra un caos visivo di corpi e voci, staticità e movimento. Il rosso domina implacabile, ossa e sangue si riversano sulla tavola addobbata per evocare l’emorragia interiore dei personaggi. Visi che si deformano in smorfie ed espressioni raccapriccianti. Le tenebre chiamano a sé nuove vittime. Quando si fermerà questa strage di innocenti? Resistere e opporsi, abbracciare l’alternativa. Riportare la luce nel mondo. Ogni generazione ha questo compito, soprattutto quando quella prima il mondo lo ha martoriato. Un ciclo che altrimenti rischia di ripetersi all’infinito.

GHENOS – L’Eredità dei Padri

11 giugno 2026, Teatro Quirino

Drammaturgia e regia: Joyce Conte
Cast: Marta Bifano, Letizia Garaffa, Anastasia Bonarrigo, Joyce Conte, Marta Pappalardo, Flora Rossitto, Brando Di Placido, Teresa Massari, Giuliana Pizzuti, Umberta Somma
Direttore Tecnico: Enzo Sellitto
Audio e luci: Sasha Donninelli
Locandina: Carla Calandra
Produzione indipendente
Patrocinio: Teatro Quirino Vittorio Gassman, Officine Quirino Scuola d’Arte Drammatica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *