Teatro

Salvezza sul ponte dei lamenti: Il club degli aspiranti suicidi

Il club degli aspiranti suicidi è una commedia intrigante che tratta tematiche attuali concentrandosi sulla bellezza di un incontro che anche nel mezzo della tempesta restituisce la voglia di sorridere e dire sì alla vita.

Su un ponte di una città indefinita del nostro presente si susseguono epiloghi drammatici e ultimi saluti alla vita: è il ponte dei lamenti, un ponte stradale che attraversa un fiume e che deve questo nome alla scelta di molte persone di farla finita sui suoi bordi. Una premessa che ricorda quella di molti film, solitamente horror o drammatici, ambientati solitamente nella foresta giapponese di Aokigahara (o Jukai) o in simili luoghi immaginari; ma Il club degli aspiranti suicidi è tutt’altro, ovvero una commedia brillante in un unico atto che trova la propria ragione d’essere nell’incontro casuale tra tre personaggi disperati intenti a mettere fine alla propria vita.

Richiami alla contemporaneità, fra cui il riferimento a Chat GPT, costellano questo racconto – incontro ambientato tuttavia in una città volutamente indefinita. Un carattere di universalità assolutamente opportuno per quanto concerne la dimensione spaziale, mentre è fondamentale l’ancoraggio alle derive solitarie del nostro tempo, che con le sue innovazioni tecnologiche sembra promettere tante entusiasmanti forme di supporto che paradossalmente spesso accentuano solo di più la disfunzionalità e solitudine delle nostre vite.

Il club degli aspiranti suicidi sottolinea l’importanza del calore umano, la necessità di un’interazione sincera, capace di schiarire anche i momenti più bui. Si sviluppa su un intrigo solido, dove tutto alla fine viene a combaciare, ma la narrazione è forse il pretesto per un racconto genuino e senza pretese che esalta la fragilità umana. Goffaggine, timidezza, rabbia, disfattismo… tutto confluisce in questo disvelamento salvifico, dove ci si salva insieme, senza neanche accorgersene. Bastano un po’ di ironia, umanità e soprattutto empatia, quella qualità che appunto è in crisi ma sempre così preziosa e necessaria.

Il registro comico si snoda con fluidità e leggerezza grazie sia all’ottima capacità di scrittura di Flavia Cattivelli sia alle interpretazioni attoriali perfettamente idonee, protese a uno humor che non impatti sul realismo e la credibilità della performance. Un quarto personaggio si inserisce nelle dinamiche narrative con la sua ambiguità e una performance che sottolinea narcisismo patologico ma anche vulnerabilità.

Forse nel finale si perde un po’ di attenzione psicologica per vertere su un colpo di scena drammaturgico che invece di rivelarsi motivo di ulteriore approfondimento si consuma in una logica narrativa perfettamente funzionante ma troppo poco sottile e compassionevole verso una condizione complessa citata, che implica fragilità e bisogno d’aiuto anche qualora causi male al prossimo. Certamente il registro comico consente allo spettacolo di trattare situazioni delicate con leggerezza e di spingere i personaggi agli estremi, ma così si attenua appunto la complessità morale della drammaturgia. Sarebbe stato utile in tal senso conservare la stessa struttura aggiungendo il peso di un conflitto morale che segnasse coscienze e psicologie dei personaggi, per sottolineare che anche qualora si sia nel giusto certi sentieri si rivelano indelebili, segnando a vita la persona.

Detto ciò, la catarsi dei tre protagonisti è sul piano dell’intreccio narrativo intrigante e ciò che certamente lo spettacolo riesce a evitare con determinate scelte è il peso della retorica e del prevedibile. Il club degli aspiranti suicidi ha inoltre una comicità esilarante e coinvolgente, una scrittura fresca e potente e sviluppa una trama noir in una commistione di generi interessante. Ha vinto il Premio Emanuele Carboni per la Giovane Drammaturgia ed è andato in scena a Roma al Teatro If dal 10 al 12 aprile.

Premio Emanuele Carboni per la giovane drammaturgia italiana 2023 – produzione Ass. cult. MTHI ETS

con Giuseppe Rispoli, Daniele Messina, Giorgia Paolini, Ciro Borrelli

voci di Gianmarco Orlando, Claudia Nicolazzo, Francesca Bruni

testo e regia Flavia Cattivelli

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