Tra sogno e realtà, dal 21 maggio al 7 giugno il Teatro Torlonia ospita la magia malinconica di Dostoevskij e delle sue Notti bianche
Al Teatro Torlonia va in scena il capolavoro di Dostoevskij per la regia di Lucia Rocco. Un adattamento che si dimostra in grado di trasmettere le inquietudini del testo originale e quella delicata malinconia che oscilla dalla stasi nelle nicchie desolate della realtà, grigie e anguste, al volo evasivo della fantasia. I Sognatori sono coloro che rivivono la vita attraverso la rilegatura dell’immaginazione, immergendosi in albe e tramonti irreali ma così vividi da confondere la percezione.
Fondali essenziali e blocchi squadrati delimitano con i propri volumi geometrici la scena e i suoi spazi per essere attraversati dalla forza di immagini che evocano la dimensione onirica della mente o rimanere al contrario di un bianco glaciale che accentua l’isolamento e l’estraniamento dalla realtà. Tra richiami al cubismo e all’astrattismo, le immagini video esaltano – come d’altronde la stessa scenografia- una visione antinaturalistica. Sono inseriti nella scena anche elementi che richiamano la realtà dell’epoca in modo essenziale: una panchina dalle forme sinuose e libri accatastati l’uno sull’altro.
Paolo Cresta e Francesca Piccolo danno corpo e voce ai tumulti emotivi dei personaggi. Le loro interpretazioni sono animate dalla vitalità e dall’euforia di un incontro autentico. Meraviglia ed entusiasmo muovono i loro passi in questa relazione tanto fugace quanto intensa. Paolo Cresta modula le emozioni in modo irregolare e volutamente sbilanciato, come se spesso non riuscisse a trattenerle, reprimendole invece alla perfezione nei momenti più bui di sconforto, come cadendo in uno stato di scoraggiamento e depressione.
Il suo Sognatore è impacciato e agitato, impaurito e impulsivo, delicato ma vivace nel momento in cui la scintilla della passione per la vita – o per l’amore- si accende. Cambi di tono e variazioni del colore della voce e del corpo si fanno strada in una performance che non conosce monotonia e rende alla perfezione l’agitazione interiore e la pienezza emotiva del protagonista, valorizzando l’intensità della parola e musicando il testo con le sonorità della voce.
Francesca Piccolo incanta con la sua delicatezza raggiante e si accorda perfettamente alla recitazione di Cresta, entrando anche lei nel flusso delle parole con dinamicità e dolce vigore. Nel buio della scena risplende con una luminosità sospesa tra sogno e concretezza – a differenza del Sognatore sbilanciato verso un mondo di fantasie e visioni sognanti – incerta tra un amore viscerale ma aleatorio e uno ragionevole ma per lei povero di intensità. Amare d’istinto o imparare ad amare colui a cui si vuole un bene profondo ma non passionale?
Nasten’ka è un personaggio altrettanto fragile, anche lei a suo modo incastrata in un sogno, quello dell’amore perfetto. Ha la consistenza di una ballerina di carillon, intrappolata in movimenti insieme meccanici e liberatori, espressivi e articolati in un rigido reiterarsi di schemi. In quest’immagine forte sviluppata dalla regia ruota su se stessa con grazia e incanto in una condizione di isolamento e alienazione dalla realtà. Che sia lei il vero Sognatore o che almeno lo sia altrettanto?
Il Teatro Torlonia ospita pertanto fino al 7 giugno un adattamento intimista e poetico delle Notti bianche di Dostoevskij, in cui è esaltata la dimensione introspettiva del sogno e lo spirito ardente e vivace di coloro che si rifugiano nell’universo della fantasia. I loro animi si infiammano in istanti di totalità che recidono i legami con le restrizioni della realtà e li immergono in abissi di meraviglia e amore assoluto.
Quando la brezza della fantasia svanisce rimane la melanconia di qualcosa che è stato vissuto ma di cui non si conservano tracce o residui. Una consapevolezza quasi insostenibile. La Dea Fantasia poi riprende il suo corso con nuove avventure, nuovi mondi, salvataggi, amori. Quando il sogno è invece reale e irreale all’unisono, come nel caso del Sognatore e di Nasten’ka, in cui il tempo si ferma a favore di un legame tanto vero quanto fantasticato, non c’è bisogno di tornare a cercare nuovi stimoli, tutto riconduce per sempre a quell’istante di perfezione: “Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! È forse poco, sia pure per tutta la vita di un uomo?”
Le notti bianche – Teatro Torlonia
21 maggio – 7 giugno 2026
di Fédor Dostoeveskij
adattamento e regia Lucia Rocco
con Paolo Cresta, Francesca Piccolo, Andrea Codognato
assistente alla regia Andrea Codognato
scene e costumi Francesca Tunno
disegno luci Massimo Munalli
video Alessandro Papa
si ringraziano Ran Bagno per le suggestioni sonore, Lea Giammattei per le suggestioni armoniche e Gennaro Ascione per le suggestioni linguistiche
foto di Manuela Giusto
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale




