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Close e l’intromissione dello sguardo altrui

L’infanzia perduta in un film di sguardi e silenzi, abbracci e distanze che racconta con poesia e realismo quanto basti poco per deturpare la bellezza.

Close di Lukas Dhont (Girl, Coward). Questo film del 2022 è una preziosa perla cinematografica da non perdere. Con una delicatezza struggente racconta la storia dei tredicenni Léo e Rémi, amici indivisibili il cui legame verrà messo in pericolo dai pettegolezzi su una loro presunta relazione. Per sfatare questa accusa Léo si allontana, ma le conseguenze sono imprevedibili.

In Close ogni silenzio parla, ogni sguardo affonda nella coscienza dello spettatore. È un cinema essenziale e magnetico dove ogni scelta stilistica ha un peso e una sua forza, così come nella narrazione non sono solo le grandi azioni a influire sulle vite dei personaggi ma anche spiragli di insensibilità e consuetudini tossiche.

Close ci insegna che il bullismo è a suo modo anche in una semplice insinuazione, nell’estremizzazione della superficialità e nell’imposizione di un modello virile implicitamente brutale ed esasperato. Per distruggere l’equilibrio di una persona basta poco e la mediocrità dell’intolleranza affossa tutto ciò che c’è di bello e poetico in qualcuno. Questo film di grande eleganza e dignità non è affatto didascalico, eppure ha un valore educativo fortissimo, ragione per cui andrebbe proiettato sempre più spesso in contesti scolastici. Il modo in cui ti fa sentire il dolore della discriminazione è intenso e sfaccettato. Molto sottili le motivazioni e le reazioni dei personaggi, soggette alla logica del gruppo e al desiderio di piacere ed essere accettati.

La delicatezza con cui si infiltra nel mondo dell’adolescenza e ne cattura usi ed emozioni è straordinaria. Il mondo dell’immaginazione e della sensibilità si oppone a quello di una mascolinità tossica violenta e disinibita e ne è sopraffatto, fino a un riscatto finale silenzioso, una nuova consapevolezza che giunge dopo un lacerante cammino di sofferenza.

Come in Girl, il lirismo luminoso di Lukas Dhont si coniuga a una crudezza che fa sentire sulla propria pelle l’efferatezza della vita. Non comune la sua capacità di dipingere albe e tramonti, gioia e fatica, dolore e pudore. Un affresco di umanità che lascia senza fiato. Quel legame così puro e innocente che abitava un universo magico di fantasia, giochi e accudimento dell’altro viene sfigurato dall’umiliazione e si trasforma in sentimento di vergogna e inadeguatezza.

Il percorso di formazione, quel viaggio dell’eroe essenziale alla crescita, passa per tappe quasi insostenibili, eppure la regia di Dhont ha una tale dolcezza che accompagna lo spettatore per mano, lo sostiene nelle avversità. Non può concedersi di risparmiargli l’imbarazzo di una commozione autentica e viscerale, ma non lo lascia solo, non infierisce più del necessario.

Un film fatto di vicinanze, assenze e allontanamenti, quelli che spezzano il cuore. Una puntualità nel tratteggiare emozioni e ambienti che lascia esterrefatti. La sceneggiatura di Angelo Tijssens e dello stesso Lukas Dhont trova compimento nell’eleganza visiva della regia e nelle due interpretazioni mature e intense dei giovani attori esordienti, Eden Dambrine e Gustav De Waele. Da segnalare anche la straordinaria attrice che interpreta la madre di Rémi, Émilie Dequenne, purtroppo prematuramente scomparsa nel 2025.

Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2022, Close è uno dei più significativi coming of age mai diretti, dove poesia e realismo, quasi come in un quadro impressionista, restituiscono la filigrana della luce interiore dei personaggi con accuratezza e sensibilità, denunciando un mondo folle che si agita per fare a botte e sovrastare l’altro. “Non cambiate voi stessi per diventare come gli altri”, sembra sussurrarci Lukas Dhont e insieme a lui i suoi personaggi, mettendo in evidenza l’ipocrisia e il dominio di una mentalità che ostacola la spontaneità degli affetti e l’innocenza di un abbraccio.

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