La vegetariana - copertina articolo
Teatro

La vegetariana: verso l’innocenza assoluta

Al Teatro Vascello è in scena dal 19 al 24 maggio la dissociazione assoluta dalla violenza umana in un adattamento che riesce a evocare la bellezza destabilizzante del romanzo di Han Kang.

Ho fatto un sogno“. Un’onda inesorabile travolge la quiete della quotidianità, visioni di carne e sangue deformano un equilibrio stantio, sogni trasformano abitudini e identità. Ho fatto un sogno. Parole che si ripetono, martellano e scandiscono il tempo della rappresentazione.

Monica Piseddu – La vegetariana @Andrea Pizzalis

Tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice sudcoreana Han Kang, La vegetariana è una sinistra caduta nel dirupo di una metamorfosi, il cui eco sommerge tutto ciò che circonda l’anima mutante. Quando Yeong-hye sceglie di non mangiare più carne muta il mondo intorno a lei, sconvolto da questa scelta drastica e categorica. Gli equilibri familiari si sfaldano e stupefatti marito, sorella e cognato assistono loro malgrado al cambiamento della donna, che anela a diventare essa stessa vegetazione per fuggire dalla violenza intrinseca alla natura umana.

La regia di Daria Deflorian porta in scena la potenza conturbante e oscura del romanzo. Insieme a Paolo Musio, Monica Piseddu e Gabriele Portoghese rielabora una delle opere letterarie più significative del nostro tempo senza tradirne il testo ma neanche viverlo passivamente. In particolare sfumature diverse animano il finale, qui focalizzato su quel respiro di libertà sperimentato da Yeong-hye nel passaggio alla condizione semi vegetale. La natura brilla, come una sagoma scintillante di fuoco verde. Il suo fascino si impone e getta nello scompiglio le certezze dei personaggi, come predati da una bestia che si manifesta più forte e veloce. All’elemento naturale è attribuito il colore, altrimenti quasi assente, con la sua sensualità che si oppone alla freddezza di una sessualità imposta o priva di sentimento.

L’umanità: violenza, sopraffazione, egoismo, ipocrisia, mediocrità. La vegetariana si muove tra le pieghe di un mondo umano segnato da una brutalità mascherata da civiltà. La società patriarcale è origine di traumi che tornano a pulsare nel dominio dell’inconscio, il sogno. La scelta di Yeong-hye è intimamente connessa al ripudio della sua stessa indole umana e alla ricerca di un’alienazione spontanea nella pace della natura vegetale.

La violenza risiede nella normalità, è invisibile in quanto codificata nelle strutture sociali, perpetrata continuamente e prova ne è che chiunque voglia prendere significativamente le distanze dalle abitudini dominanti sia arginato come pazzo, deriso o forzato a cambiare idea. Proprio come succede a Yeong-hye. Risuona l’eco della dissonanza cognitiva, quel meccanismo mentale che ha luogo quando le proprie convinzioni entrano in conflitto con i comportamenti adottati. Nel caso della Vegetariana la prima dissonanza cognitiva a cui pensiamo è quella dell’alimentazione a base animale, ma in realtà è altrettanto predominante la dissonanza cognitiva di un’intera società che si proclama femminista e tollerante e invece esercita maschilismo e violenza sulla donna e sui diversi.

La regia asettica incede con i suoi spazi vuoti e cromatismi bianchi verso un distacco emotivo radicale, restituendo la proiezione di una realtà cruda e frammentata, abitata da una violenza che è implicita in gesti, parole e consuetudini. Sospesi tra atletismo e fragilità, i movimenti degli attori non rispecchiano un approccio naturalistico, ma enfatizzano geometrie inclinate e distorte a favore di una relazione dinamica tra corpo e spazio. Una recitazione svuotata di sentimentalismo, che evita l’enfasi di un’immedesimazione psicologica totale.

Monica Piseddu e Gabriele Portoghese – La vegetariana @Andrea Pizzalis

“Ho fatto un sogno”. Un incubo che innesca una reazione a catena spietata e ineluttabile. “Il tempo scorre“. Il tempo di un sogno o della vita reale? Questo adattamento si rivela particolarmente efficace nell’evocare quella zona ambigua di sospensione ed estraniamento che il romanzo di Han Kang adotta come propria prerogativa. Anche la brutalità della normalità e la sua violenza formalizzata emergono con forza in un’inquietudine generale necessaria che conferma la potenza viscerale di questa rappresentazione teatrale. Un teatro capace di semantizzare visivamente e al contempo dare peso e valore alla parola.

LA VEGETARIANA – scene dal romanzo di Han Kang Premio Nobel per la letteratura 2024 – adattamento del testo Daria Deflorian e Francesca Marciano
co-creazione Daria Deflorian, Paolo Musio, Monica Piseddu, Gabriele Portoghese
regia Daria Deflorian
aiuto regia Andrea Pizzalis
scene Daniele Spanò
luci Giulia Pastore
suono Emanuele Pontecorvo
costumi Metella Raboni
consulenza artistica nella realizzazione delle scene Lisetta Buccellato
collaborazione al progetto Attilio Scarpellini
consulenza alla drammaturgia Eric Vautrin
direzione tecnica Lorenzo Martinelli con Micol Giovanelli
stagista Blu Silla
per INDEX Valentina Bertolino, Elena de Pascale, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
una produzione INDEX
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale;
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello; TPE – Teatro Piemonte Europa; Triennale Milano Teatro; Odéon–Théâtre de l’Europe; Festival d’Automne à Paris; théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
con la collaborazione di ATCL / Spazio Rossellini; Istituto Culturale Coreano in Italia
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
copyright © Han Kang 2007
copyright © Adelphi 2016
durata 110’

foto di Andrea Pizzalis

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