Claudio Casisa difende con Inconcludente il diritto di sentirsi vagabondi sempre alla ricerca di nuove sponde
Claudio Casisa svela i retroscena dell’essere inconcludente, ovvero una di quelle persone che iniziano continuamente qualcosa senza mai portarlo a termine, che sia una serie tv, un libro o qualsiasi altra attività. Un’attitudine attribuita soprattutto ai millennial, descritti spesso come una generazione smarrita tra social e tecnologia.
La stand up comedy del giovane comico palermitano si addentra con grande ironia e personalità in questo territorio, toccando atteggiamenti e vizi comuni, partendo dalla sua terra d’origine per raggiungere tutti i giovani e identificarsi con la loro indolenza. Senza giudizio, senza morale, osando diventare persino una celebrazione della pigrizia che si pone in netta contrapposizione alla deriva dominante di una società che sfrutta e pretende quasi industrialmente l’efficienza umana, come fosse un mero prodotto da imballare e commercializzare.
Nasce quindi un moto di ribellione che Claudio Casisa incarna pienamente: la rivendicazione della propria inutilità e incapacità di portare a compimento le cose. Certo siamo nel terreno della finzione narrativa, Casisa porta eccome a termine le proprie iniziative, altrimenti non esisterebbe Inconcludente, ma c’è genuinità e trasparenza nella sua coinvolgente comicità. La mira è impeccabile, ogni battuta centra l’obiettivo e l’entusiasmo del pubblico si fa percepibile tra risate e applausi.
Tra intermezzi musicali e macro-argomenti che funzionano, questo spettacolo riflette sulle contraddizioni della modernità, sulle paure quotidiane e sui processi mentali che ci portano a rigettare le stesse azioni che la mattina eravamo frementi di intraprendere. Così si articola la diatriba tra dopamina e corteccia prefrontale che segna la dialettica della giornata e ci connota come esseri profondamente contraddittori. L’apice della comicità si riscontra forse nel racconto in stile dickensiano dei tre spiriti che influenzano le decisioni dell’inconcludente, ma anche l’incubo della blatta siciliana non lascia indifferenti.
Con Inconcludente, scritto in collaborazione con Pierluigi Montebelli, autore di Fiorello, Casisa ci ricorda che anche la svogliatezza è un diritto e che non siamo macchine programmabili per dare sempre il massimo. Anzi, un po’ inconcludenti vogliamo esserlo. Ridere sulle nostre mancanze e riconoscerci umani, imperfetti e veri è qualcosa di molto prezioso a cui non siamo intenzionati a rinunciare. Certo l’indolenza portata a livelli estremi è in realtà una grossa problematica, ma qui diventa simbolo di protesta e riscatto, e se ne impara persino ad amare la parte più sana.

Essere più indulgenti verso sé stessi e le proprie contraddizioni, ribellarsi all’ansia da prestazione – una delle prime cause di quel perfezionismo che blocca e paralizza – è forse il segreto di questo spettacolo che con leggerezza ci fa sentire a casa, in pigiama per di più, comodi sul divano della nostra coscienza, a sorridere di questa inconcludenza per poi riprendere la vita di tutti i giorni con un po’ più di ironia e consapevolezza.
Claudio Casisa in Inconcludente di Claudio Casisa e Pierluigi Montebelli – prodotto da Arts Promotion di Mario Russo – debutto romano 12 maggio Teatro De’ Servi – 15 maggio al Teatro Cardinal Massaia di
Torino – 26 maggio al Teatro Oscar di Milano.




