Il torpore della solitudine si confronta con ricordi variegati del passato: da una parte errori e sofferenze dall’altra la nostalgia di un amore
Inverni sorvolano abbandoni
muti affreschi di una morte
prematura che nel silenzio
di un distacco lascia andare
la mano tremante bisognosa
di calore e comprensione.
Sono giorni dove pesa ogni sorriso
fittizio e il canto degli uccellini
non basta ad alleviare tumulti
inespugnabili. Cerco una strada
tra i viali arruffati, ma invano.
Ristagnano i ricordi, timidi residui
di un passato che vorrebbe sparire
ma l’inerzia dell’esistenza costringe
alla convivenza con l’eco dei propri
passi. La ferocia della vita accantona
le delicate luci chiamate speranza.
Poco fiato, sonno ostinato.
Mi manca il chiarore dei tuoi abbracci
e quel nascondiglio in cui ci rifugiavamo
per sentire dentro il sodalizio di due respiri.
Ora sono proprio lì, qui dove il mondo ha ancora senso
e mi immergo nella nostalgia tenue di un capanno in legno.
Corinne Vosa
foto di Sebastian Huxley




