Gennaro Duccilli in Caligola, ph. di Virginio Favale
Teatro

“Voglio la Luna”: Gennaro Duccilli adatta il Caligola di Camus

Al Teatro Ghione Gennaro Duccilli ci guida nella perturbante mente di un uomo disperato con Caligola, uno spettacolo maestoso e poetico che penetra nelle profondità del delirio

Il declino del cuore, lo strapiombo dell’anima scossa irrecuperabilmente dall’esperienza della morte. Gennaro Duccilli con Caligola – Damnatio Visionis racconta la storia di una follia nata da un violento urto, esplosa dopo lo scontro con l’immutabile sorte a cui l’umanità va lentamente incontro, la morte. Il corpo che va incontro alla putrefazione, l’immobilità perturbante, l’assenza. L’amore che scivola nell’oblio… Caligola è uno spettacolo teatrale che penetra dentro grazie alla profondità delle parole di Albert Camus e alla nobiltà dell’interpretazione di Gennaro Duccilli.

Caligola in tutto il suo impatto scenico ©Virginio Favale

Un teatro inteso come evento esistenziale, estasi percettiva che sprofonda nelle consapevolezze e negli interrogativi più ancestrali del mondo. Il Teatro della Luce e dell’Ombra di Duccilli torna su quest’opera potente ed evocativa sperimentando anche nuovi linguaggi, quelli dell’audiovisivo. Riprese ambientate in gran parte nei luoghi frequentati realmente dall’Imperatore Caligola (Lago di Nemi, Fontan Tempesta) costellano il tempo teatrale e immergono ancora di più nelle atmosfere mentali e fisiche di un’anima squarciata dai tremiti della disperazione e invasa dalla forza fisica di allucinazioni e impeti.

Maschera solenne in un mondo di rappresentazioni e sipari, Caligola riveste il ruolo del demiurgo che non conosce più freni alla propria libertà creativa. Implacabile come il destino, devastante come la morte. Una pazzia più cosciente della sanità, un volto truccato che spodesta le divinità e troneggia sulla scena. Teatrante e folle, giullare e incompreso poeta, sul suo cavalluccio a dondolo si crogiola nella diaspora dell’immaginazione, svincolata dai rigidi schemi della normalità, ebbra dei propri miraggi, ma anche dilaniata dalla mancanza del proprio amore.

Il Caligola di Gennaro Duccilli rappresenta l’umanità in tutta la sua vulnerabilità. Una visione pessimista e tragica del fato scandisce una partitura di ferite e contraddizioni. L’armonia del bello si accompagna alla dissonanza di un senso, un’estetica decadente dialoga e accoglie un nichilismo poetico che si lancia nel vuoto baratro di un’anarchia senza morale. La poesia è viva, la bellezza sublimata nella ferocia dell’universo. L’ultimo spettacolo di un’anima troppo fragile e sensibile per non inclinarsi irrimediabilmente verso l’abisso.

Sergio Gotti allestisce una scena che richiama il vuoto e il senso di desolazione che sovrasta Caligola, funzionale anche a lasciare spazio al fondale per la proiezione degli inserti audiovisivi, inserendo qua e là elementi simbolici potenti come lo specchio e la giostra. Così l’essenziale e minimale si compenetra all’eleganza dell’oggetto antico e del costume sontuoso.

Fin dall’apertura Caligola – Damnatio Visionis ha il ritmo dilatato e ipnotico di un cerimoniale religioso. Lo spettacolo si apre infatti sulle sponde del Lago di Nemi, dove Caligola fece costruire due navi tempio in onore della dea Diana. Vestito da Faraone, celebra qui un rito Isiaco introdotto da una danza di possessione purificatoria, guidata da un sacerdote egizio. Presagi oscuri annunciano l’irrompere di un’incrinatura. Quello che era un gesto d’amore dedicato alla sorella – amante Drusilla si trasforma in un tetro insopportabile addio: lei muore e Caligola impazzisce di dolore.

Gennaro Duccilli nelle note di regia descrive questo momento: “Con la morte improvvisa della sorella, l’universo di Caligola si smembra: privato della sua metà divina, egli resta un Osiride mutilato, condannato a un vuoto che solo l’Impossibile “Voglio la Luna” può colmare. Egli sceglie così di farsi Maschera della follia: un paravento di crudeltà eretto a difesa di una vulnerabilità inconfessabile”.

Rendere possibile l’impossibile per non sprofondare in quell’inferno di antieroi e mostri che lo aspetta. Una solitudine che è anticamera del delirio e della malvagità e che ci riporta ad altri grandi personaggi interpretati da Duccilli con maestria e sapienza teatrale: Mr. Hyde, Joker, Erode, Shylock, Otello, Riccardo III. C’è anche la sfida all’ignoto del capitano Achab, che avevamo incontrato nel 2024 sempre nello spettacolo Cattivi (recensione) di Gennaro Duccilli, insieme alle altre icone citate. Uno straordinario artista Duccilli, che ama indagare la complessità umana con un teatro che avvolge ed eleva attraverso una poetica ermetica ma trascinante, quasi immersiva.

Caligola, una mente in delirio ©Virginio Favale

A impreziosire di contenuto Caligola sono i dipinti dell’artista Gianfranco Neri in un progetto a cura di Luca Aldo Rondoni: febbrili estensioni dell’anima del protagonista, un pulviscolo di frammenti identitari che compone nelle proiezioni video un ritratto espressionista di maschere e nudità interiore. Caligola incanta e sublima l’esperienza umana e la sua poesia senza mai perderne di vista le tragiche verità.

di Albert Camus
Regia Gennaro Duccilli
Scene Sergio Gotti
Luci Antonio Accardo
Costumi Martine Aloise
Sound Design Giulio Duccilli
Dipinti dell’artista Gianfranco Neri a cura di Luca Aldo Rondoni
Comunicazione Antonio Maria Duccilli
Ufficio Stampa Andrea Cavazzini
Foto Virginio Favale

con
Gennaro Duccilli, Paolo Ricchi, Eleonora Mancini, Giordano Luci, Maurizio Castè, Natale Russo, Maria Angelica Duccilli, Fabrizio Rinaldi, Raffaello Micheli, Isabella De Cesaris, Ilenia Pierluigi, Arianna Fetahagic, Nour Ayari, Priscilla Menin

Teatro Ghione dal 23 al 25 aprile 2026

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