Promossa dal Teatro di Roma, al Teatro Argentina la 23ª edizione del Premio Le Maschere del Teatro Italiano: trionfa Antigone di Robert Carsen come Migliore spettacolo di prosa in una serata dedicata alla libertà e irripetibilità del teatro
Roma, 19 settembre 2026. L’entusiasmo è palpabile e la serata si apre nel segno della commozione, con la performance di Serena Autieri che omaggia Gino Paoli interpretando Che cosa c’è: un momento intimo e luminoso che anticipa l’atmosfera di questa cerimonia di premiazione, sospesa tra memoria, festa e celebrazione.
«Nell’origine è contenuto il futuro», dirà Daniele Cipriani, neo direttore artistico del Festival di Spoleto a cui è assegnato il Premio Graziella Lonardi Buontempo, mettendo l’accento sul legame tra tradizione e sperimentazione, tra passato e novità. Parole che sembrano attraversare l’intera serata e la storia stessa del Premio, ideato nel 2002 da Luca De Fusco insieme al giornalista e critico teatrale Maurizio Giammusso, recentemente scomparso, e oggi presieduto da Gianni Letta, alla guida di una giuria composta da critici, giornalisti e professionisti del mondo teatrale che hanno decretato a giugno le terne finaliste, poi votate da una giuria composta da circa mille professionisti e appassionati e abbonati dei maggiori teatri nazionali.

È però nelle parole degli artisti che emerge con particolare forza il carattere necessario del teatro. Serena Autieri – affiancata dalla talentuosa ironia del giovane attore Antonio Bannò – ricorda come il teatro viva di persone e sia ogni sera un incontro unico e irripetibile: una dimensione di presenza e condivisione che appartiene alla sua stessa natura. Un’idea che torna, con accenti diversi, nei discorsi di alcuni dei protagonisti premiati.
Elio Germano, vincitore del premio come Miglior interprete di monologo per La guerra com’è, porta sul palco il senso politico e civile del teatro attraverso il lavoro dedicato ai racconti di Gino Strada. La guerra com’è restituisce numeri e parole con l’intento di smontare la retorica della propaganda bellica e di ricondurre la guerra alla concretezza delle vite che coinvolge. «Non c’è nessuna guerra che serve agli esseri umani», afferma Germano, suscitando un lungo applauso.
Ma il suo discorso non si ferma alla denuncia. Germano parla del teatro come di una forma di magia destinata a sopravvivere anche all’intelligenza artificiale: perché ciò che accade in teatro nasce dalla presenza simultanea di corpi, voci e persone, da un incontro concreto ed effettivo che non può essere replicato né tantomeno sostituito.
Anche Leda Kreider, premiata come Migliore interprete emergente per Improvvisamente l’estate scorsa, lega il riconoscimento alla funzione culturale della scena, definendo il teatro «la vera resistenza culturale».
E proprio alla libertà è dedicato l’intervento di Robert Carsen, regista di Antigone, premiato come Migliore spettacolo di prosa. In continuità con il nucleo della tragedia di Sofocle, Carsen richiama il rapporto tra teatro, democrazia e libertà, sottolineando la necessità di proteggere questi valori e di non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie.
«Non può cambiare né mai cambierà la forza di un testo o una storia», afferma il regista. Una riflessione che riconduce ancora una volta il teatro alla sua capacità di attraversare il tempo: cambiano le epoche, i linguaggi e gli strumenti, ma rimane la possibilità di una storia di interrogare il presente e di mettere in discussione ciò che sembra immutabile.
È forse proprio in questa idea di teatro come presenza, libertà e resistenza che la serata trova il suo filo conduttore. Al di là dei riconoscimenti, delle celebrazioni e dei nomi che salgono sul palco, le parole degli artisti ricordano perché il teatro continui a essere necessario: perché accade davanti a qualcuno, insieme a qualcuno, e perché ogni sera può ancora trasformarsi in un incontro irripetibile.
Tra i momenti più intensi della serata, l’ingresso di Giulia Lazzarini sul palco viene accolto da una lunga standing ovation del pubblico. Un tributo spontaneo e caloroso, che si rinnova poco dopo quando il suo nome viene proclamato vincitore del premio come Migliore attrice non protagonista per Miracolo a Milano.
Due applausi che sembrano racchiudere qualcosa che va oltre il riconoscimento: la gratitudine di una platea nei confronti di un’artista che ha attraversato decenni di teatro, lasciando nella memoria del pubblico una presenza capace ancora oggi di suscitare emozione.
Il premio per il Miglior scenografo va ad Anna Varaldo per Morte di un commesso viaggiatore, spettacolo che, riceve anche i riconoscimenti assegnati a Luca Lazzareschi e Pia Lanciotti come Miglior attore protagonista e Migliore attrice protagonista. A Gianluca Falaschi va invece il premio per i Migliori costumi, per Le false confidenze, mentre Pasquale Mari riceve quello per le Migliori luci per lo stesso spettacolo, premiato anche per la regia di Arturo Cirillo.

Alla musica è dedicato il riconoscimento ad Andrea Nicolini, premiato per le musiche di Lungo viaggio verso la notte. Per la scrittura, invece, la Maschera per il Migliore autore di novità italiana va a Gabriele Di Luca per Misurare il salto delle rane. A completare il quadro dei premiati è Paolo Serra, Migliore attore non protagonista per Sabato, domenica e lunedì. Senz’altro da menzionare il Premio Maurizio Scaparro, consegnato ad Angelin Preljocaj, coreografo rinomato capace di coniugare la danza in un incontro perfetto ed espressivo tra la disciplina del classico e la libertà del contemporaneo e il Premio del Presidente assegnato da Gianni Letta al grande attore Massimo De Francovich.
La serata si chiude dunque nel segno di una scena capace di custodire la propria memoria e, allo stesso tempo, interrogarsi sul proprio futuro. Una scena fatta di corpi, parole, immagini e incontri che, come ha ricordato Serena Autieri, ogni sera tornano a compiersi in una forma unica e irripetibile. Ed è forse proprio questa irripetibilità il riconoscimento più autentico che il teatro possa continuare a ricevere.
Miglior spettacolo di prosa:
Antigone regia di Robert Carsen
Miglior regia:
Arturo Cirillo per Le false confidenze
Miglior attore protagonista:
Luca Lazzareschi, per Morte di un commesso viaggiatore
Migliore attrice protagonista:
Pia Lanciotti, per Morte di un commesso viaggiatore
Miglior attore non protagonista:
Paolo Serra, per Sabato, domenica e lunedì
Migliore attrice non protagonista:
Giulia Lazzarini, per Miracolo a Milano
Miglior attore/attrice emergente:
Leda Kreider, per Improvvisamente l’estate scorsa
Miglior interprete di monologo:
Elio Germano, per La guerra com’è
Miglior scenografo:
Anna Varaldo, per Morte di un commesso viaggiatore
Miglior costumista:
Gianluca Falaschi, per Le false confidenze
Migliori musiche:
Andrea Nicolini, per Lungo viaggio verso la notte
Migliore autore di novità italiana:
Gabriele Di Luca, per Misurare il salto delle rane
Migliori luci:
Pasquale Mari, per Le false confidenze




