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Il Diavolo veste Prada 2: salvare la bellezza, tra etica ed estetica

Il sequel del Diavolo Veste Prada è finalmente in sala e si prende la scena tra passerelle ed etica del giornalismo, mettendo l’accento meno sulla crudeltà della moda e maggiormente sulla necessità di tutelare bellezza e buon gusto

Dopo vent’anni cambia leggermente il focus: lo sguardo su Miranda (Meryl Streep) è più compassionevole, ormai la amiamo e ne siamo consapevoli, e il vero motore narrativo è nel salvataggio di Runway. Andy (Anne Hathaway) è ormai una giornalista sul pezzo e sicura di sé, idealista e con solidi principi, ma anche disposta a qualche innocente compromesso per portare avanti la sua splendida carriera. Viene inserito il tema del buon giornalismo, quello che rischia e rivela scomode verità, prendendo le parti dei più deboli. L’etica a suo modo è un valore importante nel Diavolo veste Prada 2 e la moda, seppur spesso crudele e dalle dinamiche diaboliche, non ne è veramente estranea.

Sorridi e fai finta di niente. Certe necessità rimangono intatte. Il mondo della moda vive di apparenze e queste vanno sempre e comunque tutelate. Andy torna con entusiasmo in questo mondo di luci, fotocamere e passerelle. Scopre una Miranda Priestly stanca e umiliata, anche se sempre feroce e distinta. Decoro, dignità, fierezza: Miranda rappresenta l’austerità di una bellezza che non deve chiedere il permesso per regnare ma è osteggiata al contempo da brutalità e cattivo gusto. Non che si voglia far passare il personaggio della grandiosa Meryl Streep come una donna perfetta e sprovvista di arroganza, la sua empatia non è esattamente spiccata, ma certamente la sua integrità e classe sono motivo di ammirazione e fascino.

Tornano tutti i personaggi che hanno reso iconico Il Diavolo Veste Prada: Miranda e Andy in primis, ma anche Nigel (Stanley Tucci) ed Emily (Emily Blunt). Un cast memorabile che evidenzia le ottime scelte fatte vent’anni fa. Al nucleo storico si aggiungono nuovi nomi di tutto rispetto, fra cui Kenneth Branagh, Lucy Liu e Justin Theroux. La moda in tutto il suo lusso ed eleganza abita Il Diavolo Veste Prada 2 e una particolare attenzione è rivolta a Milano come epicentro del fashion. Sfilano metaforicamente i grandi marchi sulla passerella del film: Chanel, Dior, Dolce & Gabbana, Saint Laurent, Armani, Gaultier e tanti altri.

Fedeltà e riconoscenza, stima e appagamento sono altre tematiche chiave del film che regolano i rapporti tra i personaggi. Dunque Il Diavolo Veste Prada 2 cerca con successo di creare un equilibrio tra etica e immagine, con successo riesce a conciliare mondi emotivi distanti e a ricamare la propria sceneggiatura su tematiche attuali e coinvolgenti, approfondendo inoltre la figura di Miranda senza derubarla del fascino ambiguo del cattivo.

Il successo di questo sequel potrebbe derivare dalle premesse della sua produzione: non una volontà imposta dai produttori ma un’esigenza percepita e proposta dai creatori originali. Ci si distacca dal romanzo di partenza di Lauren Weisberger e si esplorano nuovi dilemmi, contesti, personaggi e concetti. La moda come irrompere della bellezza nella vita quotidiana afferma un’ideale estetico preciso, che deve però tenere conto dei prezzi elevati e di una fruizione elitaria. Contraddizioni che rimangono aperte, come è normale che sia, e pulsano nel cuore del Diavolo Veste Prada 2, trasformandolo in un film affascinante, ricco di spunti su cui riflettere attentamente.

Bellezza, morale, alchimia: un cocktail esplosivo che funziona. Le interpretazioni mature e intense si compenetrano a una ricerca dell’eleganza ma anche dell’originalità. Il gusto creativo coinvolge lo stile gotico e l’esuberanza dark di Lady Gaga, sconfinando nel mistero vittoriano di atmosfere e costumi. Il classico non comprime fantasia e libertà, ma anzi si accompagna armonicamente a design innovativi, che siano retrò o avveniristici. La moda come arte e visione, equilibrio tra tradizione e modernità. Una celebrazione della bellezza. Un film che incarna un pensiero, stratificato e con tanti interrogativi aperti ma pur sempre un pensiero, e lo trasforma in un sogno a occhi aperti.


Diretto da: David Frankel. Scritto da: Aline Brosh McKenna. Basato sui personaggi creati da: Lauren Weisberger. Prodotto da: Wendy Finerman, p.g.a. Executive producer: Michael Bederman, Aline Brosh McKenna, Karen Rosenfelt. Direttore della fotografia: Florian Ballhaus, ASC. Scenografo: Jess Gonchor. Montaggio: Andrew Marcus. Musiche: Theodore Shapiro. Supervisore musicale: Julia Michels. Costumista: Molly Rogers. Casting: Ellen Lewis e Shayna Markowitz. Cast: Meryl Streep (Miranda Priestly), Anne Hathaway (Andy Sachs), Emily Blunt (Emily Charlton), Stanley Tucci (Nigel Kipling), Justin Theroux (Benji Barnes), Lucy Liu (Sasha Barnes), Kenneth Branagh (Stuart), B.J. Novak (Jay Ravitz), Simone Ashley (Amari), Tracie Thoms (Lily), Tibor Feldman (Irv Ravitz), Patrick Brammall (Peter), Caleb Hearon (Charlie) e Helen J. Shen (Jin). Data di arrivo italiana: 29 aprile 2026.

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